sabato 9 agosto 2008

Cima Catinaccio per la cresta sud

Giovedì con papà ci siamo spinti in Catinaccio. Come obbiettivo avevamo la via che percorre la cresta SUD, cresta che collega l'imponente massiccio di cima Catinaccio con la cresta dei Davoi, e quindi con il passo delle Coronelle. La via, che porta all'anticima sud del Catinaccio, si districa tra verticali paretine, affilate creste ed esili pinnacoli. L'ambiente è grandioso, con la vertiginosa parete est che precipita a destra, e l'incombente presenza della cima, che viene raggiunta con una scoperta continua. Passaggio chiave della via un breve tratto di IV grado, ben protetto ma per niente banale. Via di ricerca e di grande soddisfazione.

(Sui prati verso il camino, in ombra, che porta ad una forcella
dove ha inizio la via. La cresta sud, a destra dell'evidente camino,
termina sull'anticima sud, all'estrema destra della foto.)

(Dopo la prima paretina, si supera un camino, si obliqua
a destra e ci si affaccia sul versante est.)

(Un breve tratto strapiombante dopo il quale la
cresta si fa esile e vertiginosa)

(Papà all'uscita della paretina di IV grado.)

(Papà tra le nebbie)

(Io su una torre staccata dalla cresta, che si
raggiunge con un "passo" sopra il vuoto)

Per me era la terza volta sul catinaccio: prima per la normale, poi per la cresta nord, ed ora per la cresta sud, sicuramente la più impegnativa dal punto di vista psicologico. Il tempo tutto sommato è stato clemente, nubi sparse e nebbie a tratti, ma niente pioggia né temporali.

(La foto di rito)

(In discesa, con le torri del Vajolet sulla sinistra
ed il Catinaccio d'Antermoia sullo sfondo)

(Le doppie lungo il camino della via normale)

Dopo una piacevole pausa sulla cima, discesa in doppia per il camino della normale. La gola delle torri, come ovvio, era invasa da centinaia di turisti di ferragosto. Vergognoso il rifugio intitolato al "re Alberto del belgio". Fatiscente, inutile (dista mezz'ora dal Vajolet ed un quarto d'ora dal Santner), rumoroso (un generatore per niente silenzioso macina giri senza interruzione) e puzzolente (l'odore del gasolio bruciato dal generatore da l'impressione di essere in centro a Milano, più che in motagna).
A parte questo, ottima giornata!
Saluti!

martedì 5 agosto 2008

Domenica in Lagorai

(La "pala" del Cardinàl)

Con papà ed il mio amico, nonchè chitarrista, Giorgio "perlo" Rizzoli domenica abbiamo trascorso una bella giornata in Lagorai. Meta dell'escursione l'elegante pala del Cardinàl, che domina la bassa val di Sadole.
(La val di Sadole, con il rifugio Sadole.)
(Il sentiero nella parte bassa)
(Lungo il sentiero Nord, che porta in cresta
con pendenze mai troppo faticose.)

(Perlo ed io in cresta, tra la nebbia.)
Il tempo non è stato dei migliori. Fin dalla prima mattinata si sono formati degli addensamenti sui rilievi, che fortunatamente non hanno portato pioggia, ma che hanno coperto gran parte delle cime circostanti e tolto molta visibilità. Abbiamo scelto di salire per il versante Nord Ovest, lungo un sentiero tracciato durante la prima guerra mondiale. Numerose le testimonianze del conflitto che all'inizio del secolo scorso imperversava anche sulle creste delle nostre montagne: trincee, ripari, depositi, resti di filo spinato, munizioni e frammenti di granate. Il pensiero è andato anche a coloro che hanno combattuto su quei sentieri, che noi abbiamo affrontato con tutt'altro stato d'animo, e che hanno perso la vita in quei tempi duri.

(In cima, la foto di rito)

Per Giorgio era la prima uscita in montagna. Nonostante un po'di fatica e dolore ai piedi a causa degli scarponi nuovi, si è mosso bene anche quando il terreno era più ripido ed un po'esposto.

(Giorgio alle prese con l'equilibrio,
alla fine del nevaio trovato in discesa.)

(Papà e Giorgio in discesa)

Come sempre il Lagorai regala belle emozioni, anche in giornate non al top dal punto di vista metereologico.

Saluti!

mercoledì 30 luglio 2008

28-29 luglio in val Zemola: cima Duranno

Lunedì, verso mezzogiorno, io e papà siamo partiti alla volta delle dolomiti friulane. La nostra meta era il monte Duranno, il massiccio roccioso che domina la Val Zemola, valle divenuta "famosa" grazie ai racconti di Mauro Corona. L'imbocco della Val Zemola si trova proprio sopra Erto, paese natale del barbuto alpinista-scultore-scrittore. Salita la bellissima e selvaggia val Zemola abbiamo pernottato al Maniago, un rifugio di quelli veri (non un vergognoso albergo, come ne esistono molti in dolomiti). Abbondante cena ed a letto presto, sotto l'incombente presenza delle pareti del Duranno.

(Il rifugio Maniago. Sulla sinistra l'incombente presenza del
Duranno, con al centro la forcella Duranno)

(Il Duranno incombe sul rifugio)

(Dalla Forcella verso la Val Zemola:
Monte Borgà e Monte Buscada)

Al mattino il cielo è sereno e la giornata promette bene. Saliti per un comodo e panoramico sentiero alla forcella Duranno ci siamo affacciati sui ripidi prati che danno verso la val Cimolais. Uno spettacolo. La via normale al Duranno segue la cresta che parte dalla forcella per poi immettersi in una cengia, che inaspettatamente conduce al punto debole della parete: un appoggiato ma umido camino che conduce direttamente nel Cadin Alto, la parte sommitale della cima.

(Inizia la cresta che porta alla cengia)

(Prima delle roccette che portano alla cengia)

(Sulle roccette prima della cengia)

(Papà all'imbocco della cengia che porta nel camino,
passaggio chiave della via)

(Io in contemplazione della prima, facile paretina,
che obliquando verso sinistra si porta al centro del camino.)

Dall'esile pianoro sommitale la vista spazia su numerose catene montuose ed il panorama sulla sottostante val Zemola toglie il fiato. Dopo uno spuntino e dopo esserci riempiti gli occhi con tanta bellezza e le orecchie con tanto silenzio, una veloce discesa in corda doppia ci ha riportati alla cengia.
(Papà in cima)

(La foto di rito)
(La val Zemola vista dalla cima)

(Calate in corda doppia)

(Uno dei numerosissimi e curiosi stambecchi
incontrati sui prati oltre forcella Duranno.)

Da li, con altrettanto veloce discesa, ci siamo riportati al rifugio Maniago e poi alla macchina. Durante la discesa ci ha fatto "compagnia" un acquazzone, che si è poi trasformato in un vero e proprio temporale. Siamo arrivati alla macchina fradici!
Saluti!

sabato 26 luglio 2008

Traversata delle 5 dita, in Sassolungo

(Le 5 dita. La traversata inizia sul lato a destra.
Ben visibile lo slanciato pollice.)

Ieri con Ale abbiamo trascorso una stupenda giornata nel gruppo del Sassolungo. Nostra meta erano le 5 dita, complesso di guglie somigliante ad una mano aperta, di cui volevamo affrontare la traversata. Dopo i primi due tiri su placche ripide ma ben appigliate, per una svista, abbiamo sbagliato l'attacco della via che porta sul pollice. Quindi, seguendo una guida con una sua cliente (molto carina :-) ci siamo portati nell'intaglio che separa il pollice dall'indice ed abbiamo affrontato la scalata di quest'ultimo, saltando così il primo "dito". Pazienza, buon motivo per ritornarci.
(Io sul secondo tiro)

(Ale sul bellissimo ed esposto traverso dell'indice,
punto chiave della via.)

(Io in sosta alla fine dello stesso traverso)

(In cima all'indice: la foto di rito)

Giunti in cima all'indice per la via normale, che è aerea ma piuttosto frequentata per via della roccia molto solida, abbiamo proseguito la traversata verso medio, anulare e mignolo. Qui la via, che è molto meno ripetuta rispetto alla normale dell'indice, porta in un ambiente selvaggio, a tratti quasi orrido ma molto suggestivo. Le difficoltà non superano mai il III grado superiore, ma dato il carattere alpinistico della traversata bisogna prestare sempre molta attenzione.
(Io sul delicato traverso che evita la friabile cima del medio)

(Ale si prepara per una doppia)

(Ale in corda doppia)

(Tra traversi e doppie c'è tempo per un po' di relax)

Con una serie di traversi delicati ed aeree corde doppie ci siamo finalmente portati alla forcella che divide le 5 dita da Punta Grohman, dalla quale ci siamo calati verso il passo sella. Dopo una breve sosta per mangiare e divertirsi un po'sui blocchi sparsi sul pianoro del passo, è stato il momento di rimettere il sedere in auto e dirigersi verso casa.
(Ale, piccolo puntino nero tra i ghiaioni che scendono
dalla forcella delle 5 dita)

(Relax sui blocchi, verso le 5 dita)

(Relax sui blocchi, verso il Sella)

(Ale con Sella e Pordoi sullo sfondo)

(In cerca di contatti con mammiferi)

(Il bellissimo passo Sella, rovinato purtroppo dai
numerosi impianti, non visibili in questa bella foto di Ale.)

Giornata bellissima, in ottima compagnia.

Per altre foto e descrizioni visitate il blog dell'Ale (tra i link a destra).

Saluti!

venerdì 18 luglio 2008

Omaggio a Karl Unterkircher

Lo incontrai nel 2005, quando con mio papà salimmo sul Sassolungo per la via normale. Karl stava arrampicando con un cliente.
In cima abbiamo fatto un po' di foto assieme. Eccone una:

(Io, Karl Unterkircher ed il suo cliente)

Ora il forte Karl riposa sulla parete del Nanga Parbat, una delle più belle montagne del mondo.
Vi lascio anche il link al suo sito:


http://www.karlunterkircher.com/

Ciao

giovedì 17 luglio 2008

Val Calamento, Slimber, Cima d'Ezze, Valtrigona

Giovedì ho trascorso un'altra giornata in solitudine nel Lagorai.
Il mio intento era quello di visitare la Valtrigona, una stupenda laterale della val Calamento che è da qualche anno diventata "Oasi Protetta del WWF". In mattinata ho salito la Val Calamento fino al Passo Palù. Da lì mi sono spostato sulla cresta dello Slimber, che è composto di due cime: una erbosa ed una rocciosa. Dallo Slimber, sempre seguendo la cresta ove possibile, ho puntato verso cima d'Ezze. Dopo una breve sosta sono sceso sulle rive del bellissimo laghetto d'Ezze, dove ho "pranzato" con un ottimo panino. Ho poi risalito il crinale fino a forcella Valtrigona, dalla quale mi sono calato nella magnifica ed incontaminata Oasi del WWF.
(La parte alta della Val Calamento)

(In vetta allo Slimber)

(La val Calamento dalla cresta che collega
le due cime dello Slimber)

(La cresta che collega lo Slimber a cime d'Ezze)

(Il laghetto d'Ezze)

La giornata, bellissima anche dal punto di vista metereologico, si è conclusa con una piacevole sosta a Malga Valtrigona. Dopo l'acquisizione da parte del WWF infatti, la vecchia ed abbandonata malga è stata adibita a piccolo museo, dove si possono imparare molte cose interessanti su flora e fauna tipiche della Valtrigona. Alla malga ho fatto un incontro molto piacevole. Come sospettavo ho trovato Walter, uno dei responsabili del progetto Valtrigona, che avevo conosciuto al Trento Filmfestival durante una visita guidata con la mia classe delle medie. Walter molto gentilmente mi ha fatto da guida nel piccolo centro e mi ha offerto un graditissimo caffè corretto, davanti al quale abbiamo discusso di ambiente, turismo ed altro.
Dopo il bis di grappa sono sceso a valle cantando :-) !!
(Da cime d'Ezze, la cresta percorsa in mattinata)

(Il laghetto d'Ezze)

(La parte alta della stupenda Valtrigona)

(Verso forcella Valtrigona, dai prati sopra la malga)

(Il sentiero nella parte bassa della Valtrigona )

(La ex-malga Valtrigona, ora adibita a museo,
dove ho bevuto un ottimo caffè in compagnia
di Walter, il responsabile del centro)
Saluti